Definizione
In medicina, il termine shock si riferisce a una condizione potenzialmente letale che colpisce l'intero organismo e comporta un declino grave e prolungato nella consegna di sangue ai tessuti. La riduzione del flusso sanguigno ai tessuti priva le cellule dei nutrienti trasportati nel sangue, più criticamente l'ossigeno e, se continua abbastanza a lungo, le cellule cessano di funzionare normalmente e alla fine muoiono.
Principali categorie di shock
Le tre cause principali di shock sono:
- Shock ipovolemico – una caduta del volume ematico a un livello criticamente basso (ipovolemico): lo shock ipovolemico può essere causato da emorragia (per qualsiasi motivo) o da disidratazione: l'emorragia è probabilmente la causa più comune a bordo nave;
- Shock cardiogeno – un'insufficiente pompa del sangue da parte del cuore: può verificarsi con qualsiasi malattia grave del cuore ma l'infarto miocardico è di gran lunga la causa più comune;
- Shock distributivo – un fallimento dei piccoli vasi sanguigni nel fornire un adeguato controllo della distribuzione del sangue ai tessuti, comunemente dovuto a:
- infezione grave (shock settico);
- malattia infiammatoria grave, come pancreatite (vedi Capitolo 16);
- anafilassi, che è una forma di shock distributivo a insorgenza molto rapida e causa solitamente ovvia (vedi Capitoli 31 e 33).
Nota terminologica
In terminologia medica, shock non indica:
- un problema causato da occlusione di vasi sanguigni principali;
- una caduta a breve termine della pressione arteriosa, come può verificarsi nello svenimento;
- una forte risposta emotiva (es. paura) al pericolo.
Una pressione arteriosa bassa non significa necessariamente che il paziente è in shock: bambini e donne giovani, specialmente in gravidanza, spesso hanno una pressione sistolica di 90 mmHg sebbene perfettamente sane. Lo shock cardiogeno e lo shock distributivo grave sono spesso fatali, anche con moderne cure ospedaliere. Lo shock ipovolemico, al contrario, può essere invertito se trattato precocemente e vigorosamente.
Shock compensato e decompensato
L'organismo può temporaneamente mantenere la perfusione dei distretti vitali pur in presenza di perdite ematiche o infezioni severe: è la fase di shock compensato. Quando i meccanismi di compenso non bastano più, lo shock decompensato si installa rapidamente con collasso circolatorio.
Segni e sintomi
Shock compensato
- Tachicardia;
- cute fredda e pallida (vasocostrizione periferica);
- pressione arteriosa normale o leggermente ridotta in clinostatismo con ipotensione ortostatica marcata.
Shock conclamato (decompensato)
- Aspetto gravemente compromesso;
- pressione sistolica < 90 mmHg (o calo > 40 mmHg dai valori abituali);
- cute fredda, sudata;
- marcata riduzione della diuresi;
- confusione o delirio per ipoperfusione cerebrale.
Shock distributivo settico
- Pressione arteriosa persistentemente bassa;
- pallore e sudorazione fredda;
- oliguria;
- febbre con segni d'infezione;
- aumentata gravità → delirio, dispnea, insufficienza cardiaca e renale.
Domande chiave
- Vi è perdita di sangue? Se sì, sospetta shock ipovolemico: l'emorragia può essere esterna o interna (ematemesi, melena); eseguire sempre esplorazione rettale (Cap. 16).
- Segni di cardiopatia? Sospetta shock cardiogeno (dolore toracico prolungato, età > 50 anni); controllare ritmo cardiaco.
- Segni d'infezione? Sospetta shock settico: di solito dopo 24–48 h di malattia febbrile (meningococcico in poche ore, Cap. 23); verificare vie urinarie, intestino, colecisti, polmoni.
Condotta terapeutica
Shock ipovolemico
- Arrestare l'emorragia con compressione.
- Cosciente → supino con gambe sollevate 25–35 cm.
- Incosciente → posizione laterale di sicurezza (Cap. 1).
- Ossigeno 6 L/min (con maschera a non re‑inalazione).
- Accesso EV (Cap. 26).
- Infondere 2 L NaCl 0,9 % in 20–30 min; se lento → seconda cannula.
- Morfina 2,5–5 mg EV iniziali, poi 2,5 mg ogni 10 min dopo i primi 2 L.
- Contattare l'assistenza medica per evacuazione; dopo PA ≥ 90 mmHg → 1 L ogni 6 h.
Shock cardiogeno
- Posizione semiseduta.
- Ossigeno a massima portata.
- Furosemide 40 mg EV/IM.
- Morfina 10 mg EV/IM.
- Aspirina 150 mg per os.
- Assistenza urgente: prognosi entro 30–60 min.
- Nessuna somministrazione aggressiva di liquidi EV.
Shock distributivo
- Trattare patologia di base (infezione, pancreatite, ecc.).
- Accesso EV.
- Infondere rapidamente 2 L NaCl 0,9 %, poi 1 L ogni 4–6 h (PA ≥ 90 mmHg).
- Ceftriaxone 2 g EV, poi 1 g ogni 12 h (dal giorno seguente); sospendere altri antibiotici.
- Evacuazione medica immediata.
- In presenza di rash o febbre: stesso schema + ossigeno 6 L/min.
Cosa non fare
- Non ritardare il trattamento.
- Non sottodosare per incertezza diagnostica.
- Non somministrare sedativi o alcol.
- Non dare nulla per bocca se coscienza ridotta o chirurgia prevista < 6 h.
Tabella dei riferimenti interni
| Riferimento | Contenuto collegato |
|---|---|
| Capitolo 1 | Primo soccorso: posizione di recupero |
| Capitolo 16 | Malattie gastrointestinali ed epatiche – gestione delle emorragie |
| Capitolo 23 | Malattie infettive – shock meningococcico |
| Capitolo 26 | Assistenza infermieristica e procedure mediche – posizionamento cannula EV |
| Capitolo 31 | Anatomia e fisiologia |
| Capitolo 33 | Deposito farmaceutico della nave |